BENVENUTI La vitalita', l’intraprendenza e la relative capacita' imprenditoriale dei giovani produttori, titolari della cantina, ha consentito di mettere a punto un’azienda dinamica il cui obiettivo certo, e' quello di coniugare l’alta qualita' del prodotto alle sempre crescenti esigenze di un mercato, sempre piu' impegnativo ma esigente e competente. STORIA Alle pendici dell’area archeologica del Monte Jato, a circa trenta chilometri da Palermo, in una terra assai fertile e generosa troviamo la Cantina Don Tomasi, nata nel 2004, dal grande legame con la propria terra dei Signori Terrasi, Ales, Gumina, Grippi e Riggio. La consapevolezza di dover offrire ad un mercato cosi' impegnativo, un prodotto di grande qualita', ha reso sempre piu' tenace e vitale l’impegno degli imprenditori che hanno nella passione e nella dedizione la propria caratteristica principale. L’Azienda si trova ad un’altitudine media di 350 m s.l.m., i cui vigneti sono allevati a spalliera con densita' per ettaro di 4000-5000 piante. La tipologia dei terreni e' di medio impasto e sabbiosi. I vigneti , accuratamente seguiti da tecnici competenti, sono coltivati con metodi bio-compatibili, controllati e certificati da QC&I International Services. La raccolta viene evasa manualmente e posizionata in cassette di plastica. La cantina , la cui capacita' e' di hl 2.500, e' dotata delle piu' avanzate tecnologie per la vinificazione, la maturazione e l’invecchiamento dei vini,; essi passano dalla pressa a polmone alle barriques in legno di Allier, alle modernissime macchine per l’imbottigliamento. Tali processi, studiati e seguiti ad ogni step, fanno si che il prodotto finito, pronto per il consumatore, sia di ottima qualita' e che vada a posizionarsi in un target di riferimento elevato. MISSION In un mercato sempre piu' inflazionato , in uno scenario commerciale del settore vinicolo in cui spesso ci si confronta con delle realta' i cui obiettivi sono sempre e comunque dettati dalle quantita', sacrificando la qualita' e la tipicita' delle produzioni, noi della Don Tomasi, desideriamo fortemente riuscire a proporre un prodotto, che della qualita' possa farne un vanto. Proporre al consumatore finale un vino distintivo che possa essere di riferimento all’eccellenza, e che possa essere di grande riferimento al territorio siciliano TERRITORIO San Cipirello e S. Giuseppe Jato sono due paesi uniti tra di loro sia che fisicamente che storicamente. San Cipirello, infatti, ha origine solo nell'ottocento dopo la distruzione di una buona parte dell'abitato di S. Giuseppe Jato dovuta ad una catastrofica frana caduta dal M. Jato. . Posto all'incrocio delle grandi arterie che univano le grandi citta' della Sicilia occidentale, la citta' sul Monte Jato dominava, con i suoi 850 metri, buona parte della Sicilia occidentale, dal golfo di Castellammare alle valli del Belice e dello Jato, e, per la sua particolare struttura, costituiva un caposaldo facilmente difendibile. Il geografo arabo Al Idris cosi' scriveva nel 1150: 'Jato, alta di sito, forte oltre ogni credere, ha un territorio nel quale arriva al sommo grado la fertilita' delle terre da seminare e la vastita' dei confini'. Nel 1190 la citta' era diventata il simbolo e la roccaforte della rivolta dei musulmani della Val di Mazara che si opponevano a Federico II. Da essa nel 1223, espugnata a stento dopo un assedio di otto mesi dallo stesso imperatore alla testa di sessantamila soldati, incominciarono le grandi deportazioni verso Lucera di Puglia. Nel 1246 Jato, che nel frattempo si era ripopolata, veniva definitivamente rasa al suolo dalle truppe di Riccardo di Caserta. Agli scavi dell'antica citta' si arriva seguendo un sentiero che sale sul monte dalla strada provinciale seguendo le indicazioni della segnaletica. Tra i monumenti piu' importanti sono stati portati alla luce il teatro, che poteva contenere ben 4.500 persone, l'agora', originariamente con tre eleganti porticati su tre lati, un piccolo tempio dedicato ad Afrodite, il BOULEUTERION ed alcune case a peristilio del periodo ellenistico. Inoltre, nel piccolo antiquarium di San Cipirello, si conservano i reperti ritrovati nelle campagne di scavo tra cui due telamoni e due cariatidi rinvenuti tra le strutture del teatro, ceramiche di diversi periodi (dal preistorico al medievale) e diversi frammenti di materiale architettonico proveniente dagli edifici pubblici. Si pensa che il nome San Cipirello faccia riferimento ad un antico proprietario terriero, chiamato Sancio Pirrello